5.a Danzare o rappresentare ?

danza circolare
La danza nazionale del Belucistan, Russia asiatica (da W. Hutchinson, I costumi del Mondo, 1915).  Circa trenta uomini formano un circolo tenendosi per mano. Da principio il movimento è lento e grave. I danzatori si avvicinano e si allontanano gli uni dagli altri, stringendo e allargando il cerchio. Mano a mano che la danza prosegue, il movimento si accelera e da regolare si fa tumultuoso. Alla fine si trasforma in una danza vorticosa, che richiede ai partecipanti l’impiego di tutta l’energia disponibile,  al punto che durante il suo  svolgimento era prevista la sostituzione dei danzatori esausti con altri freschi.

Una danza è un atto formalizzato, regolato da canoni immodificabili ed inserito in un contesto più ampio, consistente solitamente da uno o più dei seguenti elementi: una base ritmica prodotta dal battito delle mani o di altri oggetti sonori utilizzati dagli spettatori, un canto corale, un accompagnamento musicale eseguito da musicisti professionali. Tutto ciò si verifica in uno spazio “deputato”, orientato e spesso assimilato al centro dell’Universo, a cui viene riconosciuto un valore sacrale. Nella danza ogni movimento, ogni schema gestuale deve essere chiaramente riconoscibile poiché, in quanto fedele imitazione del gesto compiuto “ab origine” da un dio o uno spirito, ad esso è affidato il compito gravoso di riattivare le funzioni cosmologiche sopite, secondo le aspettative della comunità. Come abbiamo già visto, nella società arcaica alla danza è attribuita la duplice funzione di rinforzare il senso di appartenenza al gruppo ed interagire con le forze del Cosmo. Quale è stata dunque la ragione che ha mosso i nostri antenati preistorici, pur nella piena coscienza che ritmo, suono, movimento sono riproducibili solo nella realtà, a trasformarla in un’immagine? La risposta a questa domanda può essere riferita non solo alle scene di danza, ma anche a tutti i temi figurativi presenti nel repertorio dell’Iconografia Preistorica. Che differenza esiste, dunque, tra un accoppiamento sessuale compiuto sul campo arato, un combattimento tra due guerrieri che simula la lotta tra il bene ed il male, una cerimonia funebre che accompagna il defunto nel suo viaggio nel mondo dei morti, un atto che propizia il buon esito della caccia, una danza di fertilità compiuta nel corso di una cerimonia nuziale, e la loro rappresentazione mediante un’immagine?  A prima vista il passaggio dalla dimensione del reale a quella figurativa sembra corrispondere ad un notevole abbassamento della capacità di trasmettere. In realtà, come vedremo, in quel passaggio viene elaborato un più elevato livello di formalizzazione e si accede ad un superiore grado di sacralità. Il limite insuperabile di una danza danzata è pertanto costituito dal fatto che non può durare per sempre; pertanto, gli effetti positivi sul mondo attribuitigli dalla credenza popolare sono destinati ad esaurirsi nel tempo.

Ma può una danza durare per sempre?

 

Autore: Gaudenzio Ragazzi

(English). My name is Gaudenzio Ragazzi, a long time ago I graduated in Philosophy with a master in History of Theater. To realize my thesis on the "origins of dance", a theme that still today boasts only two or three specialized researchers in the world, I became a scholar of Prehistoric Iconography. In the last thirty years I have not been able to escape the responsibilities of life. So, after the death of my father, I led the family artisan company that produces tailored shirts. A few years ago I decided that it was time to resume my studies and complete the research I had started as a young man (that nobody else had yet completed). Good luck Gaudenzio! Mi chiamo Gaudenzio Ragazzi, molto tempo fa ho conseguito la laurea in Filosofia con specializzazione in Storia del Teatro. Sono diventato uno studioso di Iconografia Preistorica per realizzare la mia tesi di laurea sulle "origini della danza", argomento che ancora oggi vanta nel mondo solo due o tre studiosi di una certa levatura. Negli ultimi trent'anni non ho potuto sottrarmi alle responsabilità della vita. Così, dopo la morte di mio padre, ho guidato l'azienda artigiana di famiglia che produce camicie su misura. Alcuni anni fa ho deciso che era arrivato il momento di riprendere i miei studi e di fare da vecchio quello che non ho potuto fare da giovane (e che nessun altro nel frattempo aveva completato). Buon lavoro Gaudenzio !

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