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Addaura da Mannino

Quella della Grotta dell’Addaura (Monte Pellegrino, ca. 9000 a.C.) è una tra le più antiche rappresentazioni in cui l’uomo adorante compare come protagonista di un’azione collettiva. Un gruppo di antropomorfi mascherati si muove attorno a due antropomorfi stesi per terra, con la schiena inarcata da un laccio teso tra le caviglie ed il collo. La scena è stata variamente interpretata: o come un sacrificio umano ottenuto per soffocamento (Blanc, Mezzena e altri); o come un’evoluzione acrobatica connessa a rituali di iniziazione o alla sfera della fecondità. In entrambe le interpretazioni prevale l’idea che i partecipanti siano impegnati in un’attività complessa e sincronica . Le pose gestuali di tutti i personaggi sembrano infatti far parte di un’unica, complessa, liturgia che comprende un’azione drammatica connessa con il mondo animale, realizzata nel contesto di un accompagnamento ritmico, esibita come offerta in favore di una entità percepita in termini unitari.

La figura dell’adorante è presente in tutte le culture umane, dalla fine del paleolitico (Addaura, Monte Pellegrino) al gesto della Messa cristiana.Questo fa dell’adorante una figura al di fuori dello spazio  e del tempo. Assumendo questa posa l’individuo si identifica con l’axis mundi: i suoi piedi toccano la terra, le sue braccia sono rivolte al cielo, il suo busto corrisponde all’asse cosmico che attraversa i mondi. Secondo Arturo Schwarz l’adorante è l’espressione allegorica della conciliazione e dell’unione sessuale tra principio maschile (cielo) e femminile (terra); è il mediatore delle loro contraddizioni e traduce in termini figurativi l’aspirazione universale all’immortalità, che l’uomo, fin dalla Preistoria, ha ha ricavato dalla periodica osservazione dell’alternarsi di eventi cosmici come il moto del sole e della luna nel cielo (Schwarz 1979).   L’antropomorfo  che assume questa posa gestuale  si  trasforma in un operatore magico in grado di orientare positivamente il flusso di energia che proviene dal cielo e di favorire la  perpetuazione del ciclo vitale di cui il gesto dell’adorante è l’espressione più viva. La posa degli arti inferiori, graficamente speculare rispetto a quella delle braccia,  esprime  l’orientamento verso la regione ctonia, che ospita i semi e i defunti. Questa è la posa riscontrata sistematicamente nell’iconografia dei popoli primitivi. Le cosiddette “squatting figures”  degli indiani d’America e le “frog figures” delle popolazioni sedentarie dell’Oceania, sono considerate rappresentazioni degli antenati e degli spiriti connessi con la fertilità e rinascita.

 

Enter a Nel mito egiziano, la creazione del mondo avviene quando il dio dell’aria Shu pone fine all’unione sessuale in corso tra il dio Geb, la terra, e la dea Nut, il cielo, frapponendosi tra loro ed assumendo la posa dell’adorante e, con essa, la funzione di axis mundicaption

Frog figure, simbolo dell’antenato, disegnata su uno scudo da battaglia da una tribù della Nuova Guinea (Pericot, Garcia, Lommel, 1967).

Adorante di sesso femminile in rilievo su un frammento di vaso della cultura di Starcevo (VI millennio a.C., da Gimbutas, 1981)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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