30. Il “Fattore Cosmologico”, il gesto e la danza.

paparuda bulgaria
Paparuda è una tradizione pagana ancora presente nei paesi balcanici. Una fanciulla, che indossa una gonna fatta di viticci verdi freschi e piccoli rami, canta e balla per le strade del villaggio, fermandosi in ogni casa, dove viene cosparsa di acqua.  Per strada la fanciulla è accompagnata dalla gente del villaggio che balla e urla sulla musica. I popoli balcanici credevano che in questo modo Dodola, dea della pioggia e mogliedi Perun dio del tuono, mungesse le sue mucche celesti, le nuvole, e portasse la pioggia sulla terra.  (da:Dodola#/media/File: Пеперуда_в_Добруджа_1950.jpg)

Ne “Il mito dell’eterno ritorno” Mircea Eliade fa un ampio utilizzo del termine “arcaico”, riferendolo ad ogni pensiero, cultura, comunità che, astraendo dalla linearità del tempo, concepisce la realtà come una manifestazione ciclica. Per il pensiero arcaico, “un oggetto o una azione acquistano un valore, e in questo caso diventano reali, in quanto partecipano, in un modo o nell’altro, di una realtà che li trascende” (Eliade).  Proprio questa relazione con il trascendente, che ho denominato “fattore cosmologico“, sta alla base delle credenze delle comunità primitive, dei popoli dell’Antichità, della tradizione popolare. Al fattore cosmologico fa costante riferimento la mia ricerca sull’iconografia del gesto e della danza. Senza questo elemento, in cui si riflette la relazione “trascendentale” che ogni parte del reale, anche minuscola, ha col tutto (olismo), relazione non indagabile con gli strumenti della Fisica classica (dedita alla sola materia) ma avvicinabile con i criteri della meccanica quantistica (che studia la materia nel suo aspetto energetico e vibrazionale), sarebbe difficile trovare una spiegazione alle credenze che hanno accompagnato l’uomo fin dalla Preistoria.

sunà de mars
Sunà da Mars (suonare a marzo) è una tradizione allegorica prettamente contadina e un modo originale per salutare e favorire l’arrivo ormai imminente della primavera ed il ricrescere dell’erba. Gli ultimi tre giorni di febbraio i giovani dell’Aprica si aggiravano per le strade del paese suonando i campanacci delle loro mucche e i corni di capro (da Mocchi).

Se per esempio prendiamo in considerazione alcuni antichi rituali come la danza armata dei Sacerdoti Salii, le processioni cristiane (rogazioni), i rituali presenti nel folclore europeo, come il “Paparuda” dei paesi balcanici o il “Sunà de Mars” dei pastori delle Alpi, scopriamo che l’uomo è convinto di poter controllare “magicamente” il mondo naturale e causare l’arrivo della pioggia, la crescita dell’erba, la maturazione delle messi. Un puntuale esempo di fattore cosmologico è la ruota della preghiera,  che i pellegrini buddisti mettono in movimento all’entrata dei monasteri tibetani. La preghiera, scritta su una striscia di carta e inserita all’interno della ruota, non viene ripetuta da voce umana ma si attiva mediante un gesto manuale o un meccanismo naturale come l’acqua o il vento. Dal momento in cui la ruota è in moto, e finché tale movimento sarà in corso, gli effetti della preghiera si diffonderanno ovunque, in perpetuo, offrendo rimedio a tutti gli esseri dell’universo.

ruota della preghiera
Ruota delle Preghiera mossa dall‟acqua. È un cilindro di legno o metallo che compie una rotazione sul proprio asse. Può essere mossa anche da mano umana, dal vento, anche dal fumo. Al suo interno è attorcigliata una lunga e sottile striscia di carta sulla quale è scritto in caratteri tibetani il mantra om mani padme hung. La ruota viene fatta girare nella irezione simbolica del sole (da sinistra a destra). Il
movimento rotatorio del meccanismo è una preghiera senza recitazione i cui effetti vanno a favore non solo di chi prega, ma di tutta l‟umanità (da Simpson, W., The Buddist Prayng-wheel, London, McMillan & Co., 1896, fig.. 6).

Come la ruota della preghierà, anche l’immagine preistorica è una modalità del “fattore cosmologico“. Nella credenza arcaica, infatti,  il passaggio da una danza compiuta in uno dato spazio/tempo alla sua riproduzione attraverso l’immagine,  implica necessariamente un radicale innalzamento del livello cosmologico. L’energia di una danza danzata, in quanto prodotta all’interno dei meccanismi finiti e fallibili della natura umana, è destinata ad esaurirsi nel tempo. Al contrario, l’energia prodotta dall’immagine, ovvero dal supporto sacrale che la ospita  (la superficie della roccia, la grotta, le pareti della tomba, l’urna contenente le ceneri del defunto o l’offerta sacrificale), è stata sottratta agli errori ed all’imponderabilità della vita concreta e per questo è partecipe degli stessi meccanismi cosmologici che muovono l’Universo. In tal modo un’immagine sarà in grado di pervenire infallibilmente al risultato auspicato ed i suoi effetti avranno una durata perpetua.

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Autore: Gaudenzio Ragazzi

(English). My name is Gaudenzio Ragazzi, a long time ago I graduated in Philosophy with a master in History of Theater. To realize my thesis on the "origins of dance", a theme that still today boasts only two or three specialized researchers in the world, I became a scholar of Prehistoric Iconography. In the last thirty years I have not been able to escape the responsibilities of life. So, after the death of my father, I led the family artisan company that produces tailored shirts. A few years ago I decided that it was time to resume my studies and complete the research I had started as a young man (that nobody else had yet completed). Good luck Gaudenzio! Mi chiamo Gaudenzio Ragazzi, molto tempo fa ho conseguito la laurea in Filosofia con specializzazione in Storia del Teatro. Sono diventato uno studioso di Iconografia Preistorica per realizzare la mia tesi di laurea sulle "origini della danza", argomento che ancora oggi vanta nel mondo solo due o tre studiosi di una certa levatura. Negli ultimi trent'anni non ho potuto sottrarmi alle responsabilità della vita. Così, dopo la morte di mio padre, ho guidato l'azienda artigiana di famiglia che produce camicie su misura. Alcuni anni fa ho deciso che era arrivato il momento di riprendere i miei studi e di fare da vecchio quello che non ho potuto fare da giovane (e che nessun altro nel frattempo aveva completato). Buon lavoro Gaudenzio !

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