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Nelle culture arcaiche la dimensione corporea è il fondamento cognitivo che presiede alla formazione di una visione del mondo. Lo stesso pensiero è in stretta relazione con l’uso delle mani e del corpo.  Nella sua ricerca sulla cultura del popolo Zuni (Manual Concepts, a Study of the Influence of Hand-Usage on Culture-Growth, 1892) F. H. Cushing ha mostrato  come l’estrema specializzazíone dei verbi sia una conseguenza naturale della funzione che i movimenti delle mani giocano nell’attività mentale dell’uomo primitivo.

Nel suo “Embodiment as a Paradigm for Anthropology” (1990) Thomas Csordas racconta un aneddoto che esprime con chiarezza il pregiudizio dei “colonizzatori” occidentali rispetto ai contenuti delle culture primitive: intorno agli anni ’30 del secolo scorso quando l’etnologo e missionario cristiano Maurice Leenhardt, discorrendo con un anziano del popolo dei Kanaki (Nuova Caledonia), ebbe a dire che erano stati gli europei a introdurre nel pensiero indigeno la nozione di “spirito”, si sentì rispondere dal suo interlocutore l’esatto contrario: per il saggio Kanako la sua gente aveva sempre agito secondo lo spirito, e se qualcosa gli occidentali avevano introdotto nel loro mondo, quello era il corpo (Leenhardt, 1970, p. 263). Infatti, prima di incontrare gli europei i Kanaki non disponevano di una nozione di corpo. Esso non era individuabile né come soggetto di esperienza né come oggetto di discorso ma era soltanto un supporto, al punto che nella loro lingua non esisteva nemmeno un termine per indicarlo.

Prima di Csordas, alcune importanti ricerche antropologiche condotte tra la fine dell’800 e la prima metà del ‘900 da antropologi come F. H. Cushing, M. Mauss, M. Jousse, R. Hertz, hanno contribuito a dimostrare che, mentre nella cultura occidentale (da Platone a Cartesio, fino a Leenhardt e oltre) anima e corpo sono in radicale contrapposizione, presso molte culture “primitive” l’elemento spirituale e quello corporeo sono concepiti come modalità indistinte che operano in perfetta sintonia, ricomponendo l’identità originaria dell’essere umano.

In buona sostanza questi antropologi hanno elaborato un certo numero di enunciati, che elenchiamo, regole elementari che costituiscono l’indispensabile premessa per una corretta analisi  della corporeità delle culture arcaiche:

  • Nel pensiero degli indiani Zuni del New Mexico, come di molti popoli “primitivi” della terra, la formazione psicologica dei concetti non è in relazione con il mondo della parola, come per noi occidentali, ma con le forme tradizionali di espressione corporea e gestuale (F. H. Cushing).
  • Per l’uomo arcaico ogni relazione significativa col mondo è nello stesso tempo  un atto tecnico (corporeo), un atto psichico e un atto magico-religioso (M. Mauss).
  • Noi conosciamo la realtà del mondo esterno nella misura in cui si gestualizza in noi (M. Jousse).
  • La posizione dell’uomo nello spazio e la sua relazione con esso (destra, sinistra, alto, basso) non è mai né indifferente né arbitraria (R. Hertz).
  • L’esigenza di conformità che la società impone ai singoli individui tende ad esprimersi attraverso un rigido controllo sul corpo (Mary Douglas).
  • Il corpo è un fenomeno culturale e storico oltre che biologico e naturale. (T. J. Csordas).

Il senso di queste regole ci riconduce alla consapevolezza che la concezione dualistica (che prevede la separazione dell’anima dal corpo) attorno alla quale si è formata la cultura occidentale non è ontologicamente fondata ma è piuttosto una costruzione storica a cui non possiamo attribuire una validità in termini naturali o universali. L’impiego di queste regole antropologiche, insieme all’ampia documentazione figurativa disponibile (i segni gestuali determinativi che accompagnano le più antiche forme di scrittura, lo schematismo antropomorfo riconosciuto in molte stele preistoriche, le modalità di rappresentazione della figura umana in ogni sito della Terra) confermano che la dimensione corporea è la base cognitiva che determina la visione del mondo delle culture arcaiche. Il riconoscimento della relatività del dualismo tra corpo e anima ed il conseguente approfondimento della “visione corporea” dell’uomo arcaico, costituiscono pertanto il punto di partenza per un corretto approccio allo studio dell’Iconografia e dell’Archeologia Preistorica.

 

 

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